martedì 3 febbraio 2026

Uomini e topi – John Steinbeck



Ho acquistato questo libro spinta dalle numerose recensioni entusiaste, sia sul romanzo sia sull’autore. Non avevo mai letto nulla di Steinbeck e così ho deciso di iniziare da questo titolo che, in realtà, è un racconto breve, poco più di cento pagine.

La storia segue due uomini, George e Lennie, che vagano per le praterie in cerca di lavoro nei ranch, con l’obiettivo di mettere da parte un piccolo gruzzolo per realizzare il loro sogno, che scoprirete leggendo. I due sono molto diversi: George è il più maturo e responsabile, nonostante la sua statura minuta; Lennie, invece, è grande e robusto, ma con l’ingenuità e la dolcezza di un bambino.

Non conoscevo la trama nel dettaglio, né il tipo di lettura che mi avrebbe atteso. Eppure, fin dalle prime pagine ho percepito che qualcosa sarebbe accaduto. È quella sensazione che provi quando decidi di fare qualcosa che sai ti porterà dove non devi, ma non riesci comunque a tirarti indietro. Ecco, questo è l’effetto che mi ha fatto il libro.

Pagina dopo pagina cresceva in me un’inquietudine sottile, come se stessi avanzando verso un punto di rottura inevitabile. E quando arrivi alla fine, capisci che in fondo lo sapevi già: il tuo inconscio aveva intuito tutto, anche se hai sperato fino all’ultimo che non sarebbe andata così.

L’ho letto tutto d’un fiato, non solo per la brevità, ma per la scrittura scorrevole e avvolgente che ti trascina dentro la storia e nei suoi personaggi. Perché non ci sono solo George e Lennie a dare vita al racconto: anche i personaggi secondari sono fondamentali, e con un po’ di attenzione si nota come siano tutti legati tra loro nel susseguirsi degli eventi, fino alla scena finale.

È una storia semplice, popolata da persone semplici e senza pretese, ma che nasconde temi profondi e tutt’altro che banali: la vecchiaia, il razzismo, la solitudine, la fiducia nel prossimo e, soprattutto, il valore dei sogni. Perché i sogni sono parte di noi, e spesso sono proprio loro a darci il carburante per andare avanti.

Lo consiglio? Sì, senza dubbio.

Questa storia mi è rimasta impressa, così come mi è rimasto nel cuore Lennie, con la sua ingenuità, il suo cuore d’oro, l’affetto per George e l’amore per i conigli. Ecco, i conigli: credo che, se un giorno ne accarezzerò uno, inevitabilmente penserò a Lennie, con una punta di malinconia.


 


lunedì 12 gennaio 2026

La Filosofia dell'Acqua

 





Qualche tempo fa ho letto "Succede sempre qualcosa di meraviglioso" di Gianluca Gotto, e una delle cose che mi aveva colpita era il riferimento al concetto zen dell’acqua: un’idea semplice, ma profondissima. 
Nel libro, il protagonista fatica ad accettare i cambiamenti e tenta in ogni modo di opporsi al flusso della vita. È allora che il suo maestro gli ricorda che l’acqua è sempre in movimento: non protesta, non si irrigidisce, ma si adatta alle forme che incontra e supera gli ostacoli con naturalezza.

Gli spiega che, quando la vita ci mette davanti un muro, non dobbiamo essere la roccia che si spezza, ma l’acqua che scorre e trova un’altra via.

Una delle immagini più belle, che richiama i principi del taoismo e di Lao Tzu, è questa:

Bisogna essere come l’acqua. Se incontra un ostacolo, scorre. 
Se trova una diga, si ferma. Quando la diga cede, riprende il suo cammino.
In un recipiente quadrato è quadrata, in uno tondo è rotonda.
Nulla è più adattabile dell’acqua, eppure, con la sua costanza, nulla è più forte di lei.

Essere come l’acqua significa accogliere il cambiamento, non opporsi, ma imparare a fluire. 
Significa scorrere insieme alla vita, restare curiosi, lasciarsi sorprendere da ciò che può arrivare.

Nel libro di Gotto c’è una frase che mi ha toccata e che racchiude perfettamente questa filosofia:

“La vita è un fiume. Scorre in una sola direzione, in avanti, e non c’è modo di far scorrere l’acqua indietro.”

Mi ha fatto pensare a tutte le volte in cui resto ferma a guardare indietro, convinta che restando ancorata al passato potrò cambiare il futuro. Ma così facendo rimango immobile: non vivo il presente, non mi adatto, non fluisco. E allora ho capito che devo imparare a essere più acqua e meno roccia.

Per accompagnare questo percorso, ho scelto tre libri che, attraverso le loro storie, ci insegnano l’adattabilità, la fluidità e la verità interiore.


Il fiume maestro: Siddharta di Hermann Hesse

Un grande classico. Siddharta abbandona tutto per cercare la pace interiore e la trova solo quando impara ad ascoltare il fiume. Il fiume diventa il suo maestro: scorre, accoglie, riflette.
Ci insegna la fluidità, il lasciar andare, l’arte di restare in ascolto del flusso della vita.


Il viaggio della rinascita: Succede sempre qualcosa di meraviglioso di Gianluca Gotto

Davide, il protagonista, vede la sua vita cambiare all’improvviso. Scopre che la sofferenza nasce dalla resistenza: più cerchiamo di controllare, più ci allontaniamo dalla serenità.
La sua storia ci ricorda che la felicità arriva quando accettiamo l’imprevedibilità della vita, proprio come un fiume che cambia direzione. Bisogna imparare a lasciar scorrere.


Il mare come guarigione: Il mare del settimo giorno di Orwen

Il romanzo racconta di Owen, che dopo la perdita del padre non riesce a elaborare il suo lutto. Il mare diventa un confine, un passaggio necessario per guarire e accettare.
Un elemento che accompagna i cambiamenti interiori, come un ponte tra due stati dell’essere.


Per concludere, non posso che tornare a Eraclito: “Pánta rheî”, tutto scorre.
Nulla resta identico a sé, tutto cambia, come l’acqua di un fiume.
E forse la nostra serenità nasce proprio da qui: dal coraggio di fluire.

lunedì 5 gennaio 2026

Parole dal mondo – Hygge


Solitamente non amo il freddo e non amo l’inverno; spesso mi rendo conto che, in questo periodo, vado un po’ in letargo.

Mi ritrovo a volte sul mio divano con un tè caldo e una coperta (sempre la stessa, perché guai a chi me la tocca!).

Ho sempre pensato di perdere tempo o di essere troppo pigra, poi ho scoperto l’hygge: l’arte di prendersi del tempo, di pensare a se stessi in relax o di condividere questi momenti con qualcuno a cui vuoi bene.

Il suo significato è "benessere" e nasce nei Paesi nordici come Danimarca e Norvegia.

È ormai diventato un vero e proprio modo di vivere, che dà valore alla semplicità, alla presenza e alla connessione con se stessi e con gli altri.

Come dicevo, è un modo di vivere.

In Danimarca, ad esempio, esiste una parola che definisce un momento di benessere hygge: l'hyggelig (pronunciato più o meno “hùggheli”).

Trovarsi in un posto caldo e accogliente, con luci soffuse, una bevanda calda, seduti su una poltrona con una coperta sulle gambe… ecco, quella è una sensazione hyggelig.

Ma non è solo questo.

I principi fondamentali dell’hygge si possono racchiudere in:

Piacere delle cose semplici: una tazza di tè, una candela accesa, una serata tranquilla.

Atmosfera accogliente: luci soffuse, ambienti caldi, materiali naturali, ordine essenziale.

Condivisione: passare tempo con persone care, conversazioni rilassate, convivialità senza formalità.

Presenza nel momento: rallentare, godersi il “qui e ora”, senza distrazioni digitali.

Autenticità e rispetto: valori centrali della società danese che sostengono la felicità collettiva.

In un periodo storico come questo, dove tutto corre veloce e le aspettative verso noi stessi sono spesso troppo alte, mi piace pensare di potermi fermare un attimo e godermi il momento, da sola o con chi mi fa stare bene, creando momenti semplici e tranquilli che mi rimangono nel cuore e diventano un ricordo hyggelig.

Ovviamente pensare all’hygge può far venire in mente il freddo o l’inverno, ma se penso al clima più caldo mi immagino un tramonto in riva al mare, una passeggiata in montagna vicino a un ruscello, una meditazione con il primo sole del mattino o un prato, una coperta e un buon libro da leggere.

L’hygge è ciò che ci fa stare bene attraverso piccoli e semplici gesti quotidiani, e ci aiuta a rallentare in una società frenetica.

Se volete saperne di più, potete trovare un buon libro (io l’ho letto su Kindle), molto semplice e piacevole: "Hygge. La via danese alla felicità" di Meik Wiking.

E voi, cos’è che crea il vostro momento hyggelig?


 

martedì 18 novembre 2025

Leggere un libro, un e-book o un audiolibro: 3 modi diversi di vivere le storie


Oggi ci sono tanti modi per vivere le storie o imparare cose nuove attraverso i libri.
Che si tratti di narrativa, saggistica, thriller o filosofia, le possibilità per leggere o “ascoltare” un libro sono davvero molte: basta trovare il tempo e, lasciatemelo dire, anche la giusta concentrazione.

Per me leggere è diventato un rifugio.
È quello spazio in cui mi “nascondo” e vivo in un piccolo mondo parallelo, dove posso narrarmi la storia, immedesimarmi nei protagonisti o trarre spunti per crescere e affrontare le situazioni della vita.

Ecco, quindi, la mia esperienza personale: cosa preferisco, cosa uso di più e cosa invece non fa per me

📖LIBRO CARTACEO

Il libro cartaceo resta il mio preferito.
È come fermare il tempo tra le pagine: mi trasmette calma e pace, soprattutto quando sfoglio lentamente e sento la carta sotto le dita.

Mi piace perché:

  • Toccare le pagine mi rilassa
  • Amo il profumo della carta
  • Segno i passaggi che mi colpiscono con i miei segnalibri
  • Adoro guardarli in libreria e vedere la loro cromia

Solitamente leggo il cartaceo di giorno o prima di cena, magari avvolta in una coperta sul divano. Mi dà un senso di casa e tranquillità.

 

📔E-BOOK

Ho comprato il mio e-reader diversi anni fa ed è diventato il mio secondo compagno di lettura.
In un periodo in cui avevo poco spazio e pochi soldi, desideravo comunque avere un libro sempre con me: così, per Natale, ho chiesto un e-book e da lì ho iniziato a divorare qualsiasi cosa apparisse su quello schermo.

Ora che ho un po’ più di spazio e possibilità, leggo soprattutto cartaceo, ma il reader lo uso la sera, come seconda lettura prima di dormire.
Di solito scelgo libri zen o mindfulness, una piccola coccola per la mente prima di cadere tra le braccia di Morfeo.

Mi piace perché:

  • Lo porto ovunque (a volte più dei libri, è sottile e pratico)
  • La luce regolabile è perfetta la sera, senza lampade
  • Posso scaricare gli estratti e capire se un libro fa per me
  • Ha una vasta scelta di libri gratuiti: alcuni deludenti, ma spesso delle piccole perle

Lo uso quasi sempre la sera: non disturbo nessuno con le luci ed è più “silenzioso” dello sfogliare un libro.

🎧 AUDIOLIBRO

Ho provato anche gli audiolibri… ma purtroppo non siamo fatti l’uno per l’altro.

È un modo moderno e comodissimo di leggere: basta un’app e un paio di cuffiette.
Li ho ascoltati in diversi momenti della giornata, ma:

  • Mi distraggo facilmente e la mente vaga altrove
  • La sera mi addormento subito
  • Mi ritrovo a non ricordare nulla
  • Alcune voci narranti sembrano troppo artificiali
  • Ho bisogno di leggere io stessa per immedesimarmi davvero

Continuo a tenere l’app, magari un giorno ci riproverò, ma per ora ho capito che non è il tipo di lettura che fa per me.
Preferisco essere io a dare voce alla storia o diventare la protagonista del romanzo.

 

Alla fine, non esiste un modo giusto o sbagliato per leggere: esiste il modo che ci fa stare bene.
Che sia un libro cartaceo, un e-book o un audiolibro, l’importante è trovare quello che ci accompagna meglio nei vari momenti della giornata.

Io continuerò a scegliere il cartaceo come primo amore, l’e-book come coccola serale e… chissà, forse un giorno darò un’altra possibilità agli audiolibri.

L’importante, sempre, è lasciarsi trasportare dalle storie.


lunedì 10 novembre 2025

TSUNDOKU (Giappone)- La promessa gentile dei libri in attesa

 



Spesso incontro parole nate in una lingua che custodiscono significati difficili da tradurre. 

Mi affascinano perché, nel loro paese, raccontano esattamente ciò che vogliono dire

Da qui l’idea di una rubrica mensile, semplice come me: piccole curiosità che mi attirano e che voglio condividere con voi.

Inizio da una parola che sento molto mia.

TSUNDOKU (Giappone) – tsùn-dò-ku
Termine giapponese che descrive l’abitudine di accumulare libri non ancora letti, impilandoli su scaffali o comodini in attesa del momento giusto.

Perché la sento mia? Perché è esattamente quello che faccio. 

Ultimamente però mi sentivo in colpa: pensavo che comprare tanti libri fosse solo accumulo e che mi avrebbe messo ansia. Poi ho letto un articolo che spiegava il significato di tsundoku con uno sguardo quasi filosofico (e permettetemi: romantico), come solo i giapponesi sanno fare.

Mi piace questa idea: comprare libri e lasciarli in attesa non è uno spreco, ma una promessa di tempo. È come dirsi: “avrò ancora giorni per leggere, e arriverà il momento giusto per ognuno”

Un po’ come avere una cantina di vini: io ho una cantina di libri. Scelgo quello che mi ispira (anche dalla copertina!), quello di cui si parla bene, o quello che desidero semplicemente tenere in libreria; poi restano lì, finché non arriva il loro momento per essere “gustati”.

Quindi non parliamo di colpa, ma di possibilità: la possibilità di vivere quelle storie quando saremo pronti. Sapere che sono lì ad aspettarci.

E voi, conoscevate questa parola giapponese? Quanti titoli ci sono nel vostro tsundoku oggi?

venerdì 24 ottobre 2025

Carlos Ruiz Zafón: l’autore che scrive silenzi


Ci sono autori che restano nel cuore.
Carlos Ruiz Zafón, per me, è uno di quelli. Insegnano a leggere con lentezza, a respirare le parole, a sentire il silenzio tra le righe.

Ho scelto quattro dei suoi romanzi che, a modo loro, raccontano la stessa magia: quella di ritrovare se stessi tra le pagine.

1) L’ombra del vento

Un libro che mi ha catturata fin dalle prime pagine.
Tra misteri, libri dimenticati e una Barcellona piena di ombre e segreti, Zafón riesce a creare un’atmosfera unica.
È una storia che parla d’amore, di perdita e del potere delle parole.
Un romanzo che lascia dentro una sensazione di nostalgia e bellezza.

2) Il gioco dell’angelo

Più cupo e intenso, ma allo stesso tempo affascinante.
Zafón racconta la vita di uno scrittore tormentato, intrappolato tra sogni, realtà e misteri.
È una storia che fa riflettere su quanto la passione possa diventare anche una gabbia.
A tratti oscuro, ma sempre poetico, come solo lui sa fare.

3) Il palazzo della mezzanotte

Ambientato a Calcutta, è una storia piena di avventura, coraggio e amicizia.
Mi è piaciuto perché, pur essendo diverso dagli altri, conserva quella magia e quel mistero tipici di Zafón.
Ci parla di legami, di paura e di crescita.
Un libro che si legge tutto d’un fiato e che lascia un ricordo dolce e malinconico


4) Marina

Forse uno dei più delicati e tristi.
È una storia che profuma di gioventù, di amore e di addii.
Zafón riesce a rendere ogni pagina un piccolo viaggio tra la vita e la memoria.
Un libro che si legge con il cuore e che rimane dentro, anche dopo l’ultima riga


I suoi libri sono diversi tra loro, ma hanno tutti un’anima profonda.
Raccontano la vita, i sentimenti e la bellezza nascosta nelle piccole cose.
Ogni storia lascia qualcosa, e forse è proprio questo che li rende così speciali.
 E tu, hai mai letto Zafón?
Scrivimelo nei commenti 😉



domenica 19 ottobre 2025

Recensione - Succede sempre qualcosa di meraviglioso di Gianluca Gotto


 

Gianluca Gotto…
Quante recensioni e quanti feedback positivi ho letto su questo autore!
Devo ammettere che non lo conoscevo e non avevo mai letto nulla di suo, poi ho acquistato “Succede sempre qualcosa di meraviglioso” e me ne sono innamorata.
Mi sono innamorata della storia, del suo modo di scrivere e di ciò che vuole comunicare.
La storia narra di Davide, un giovane uomo che perde tutto: lavoro, amore, punti di riferimento.
In un momento di totale smarrimento, riceve una lettera dal nonno che, in punto di morte, lo invita a partire per il Vietnam. Qui incontra Guilly, un italiano, vecchio amico di suo nonno, che lo guida in un percorso di riscoperta interiore, fatto di silenzi, riflessioni e piccoli gesti quotidiani.

Cosa dire…
Prima di tutto, ho scoperto il Vietnam attraverso il suo racconto. Un luogo che conoscevo solo dai libri di storia e da qualche action movie americano sulla guerra, ma che non avevo mai osservato per la sua cultura, i suoi luoghi e le sue usanze.
Qui vengono descritti in modo molto dettagliato e con un amore tale che sembra di essere lì, a viaggiare insieme al protagonista.

In secondo luogo, gli insegnamenti di Guilly a Davide. Lui, che soffre di depressione e non riesce più a trovare uno scopo nella vita, un bagliore di luce che lo faccia uscire da quel tunnel nero che avvolge la sua mente e i suoi pensieri. Questo viaggio che decidono di fare insieme, senza che Davide ne conosca la ragione, è un viaggio non solo fisico, ma anche interiore, che gli fa scoprire ciò che è davvero importante nella vita: sé stesso.

Un viaggio che ho percorso con loro: in ogni capitolo del libro ho sentito le sofferenze di Davide, ho scoperto con lui quanto sia importante pensare a se stessi, imparare che gli sbagli non sono fallimenti e che non è importante la destinazione finale, ma come si intraprende il viaggio.
Un viaggio che non è facile, in cui possono sopraggiungere imprevisti e in cui si impara ad accettarli e a farli propri, senza sentirsi oppressi. Un viaggio che riserva sorprese, perché un’azione o un accadimento imprevisto possono poi portare a una sorpresa positiva. Un viaggio in cui si impara a godersi il momento, senza pensare già alla fine, perché pensare troppo al futuro ci porta a sprecare o a non godere il presente.

Questo viaggio io l’ho intrapreso, purtroppo seduta sulla mia poltrona, ma con la mente ho visto e vissuto tutto e, quando ho chiuso il libro, ho compreso tante cose e ho voluto farle mie.

 Vi consiglio il libro?

Se sentite il bisogno di rallentare, respirare e ritrovare la bellezza nel presente, questo libro è il compagno ideale: vi insegnerà che ogni momento può essere meraviglioso, se vissuto con consapevolezza.

 

venerdì 17 ottobre 2025

Nuovi libri, nuove storie - I miei acquisti di Ottobre 2025


- Fiori per Algernon di Daniel Keyes

    ho letto recensioni stupende e sono molto curiosa di leggerlo

- Se non posso ballare non è la mia rivoluzione di Lella Costa: 

    ho visto una intervista in cui racconta il suo libro e ho deciso di prenderlo

- Supersaurio di Meryem El Mehdati: 

    l'ho preso per la copertina, l'ho visto e ho pensato "deve essere mio"

- La casa del Kintsugi di Sanae Hoshio:

    amo la filosofia del kintsugi e tutto ciò che lo riguarda, quindi doveva entrare nella mia libreria

- Le querce non fanno limoni di Chiara Francini:

    adoro Chiara Francini come attrice, soprattutto nei suoi monologhi a teatro, quindi molto interessata         a scoprire se è brava anche come scrittrice.


E voi avete già letto uno di questi libri?


Fatemi sapere

altri consigli qui e qui

 

venerdì 10 ottobre 2025

Recensione - Controcorrente di Gaia Rayneri


Questo è un altro acquisto fatto al #SalTo25:
"Controcorrente" di Gaia Rayneri.

Non conoscevo l’autrice, né la casa editrice HarperCollins, e questo libro è stato una piacevole scoperta.
Racconta proprio la storia di Gaia, che dopo aver dovuto interrompere il Cammino di Santiago per l’improvvisa malattia del padre, decide di riprovarci dopo quattro anni. Ma questa volta con un intento ancora più impegnativo: concluderlo e rifarlo al contrario, appunto controcorrente.

Io conosco il Cammino di Santiago dai racconti letti in alcuni libri e da quelli di amici che l’hanno vissuto, ma qui, con Gaia, ho avuto la sensazione di percorrerlo davvero, passo dopo passo, insieme a lei.
È un’esperienza che l’autrice racconta in modo semplice, sentito, ma anche profondamente mistico. Si vivono le sue emozioni nei momenti di solitudine e in quelli di condivisione, quando incontra persone provenienti da ogni parte del mondo, sconosciuti che in un attimo diventano compagni di viaggio.

Quello che mi ha colpito di più è il momento in cui decide di rifare il percorso al contrario.
Quella che potrebbe sembrare una scelta avventurosa si trasforma in un cammino interiore, dove deve affrontare anche lo scetticismo di chi non comprende la sua decisione di andare controcorrente. È lì che emerge la solitudine più vera, ma anche la forza più autentica.

Pagina dopo pagina, ci si ritrova a riflettere su quanto sia difficile restare fedeli a sé stessi, soprattutto quando la vita sembra spingere da un’altra parte.
Mi sono sentita vicina a lei quando parla del padre e del loro rapporto: mi sono commossa, perché ho rivissuto ciò che ho provato anch’io, anni fa.

Un libro che consiglio assolutamente, per la sua scrittura delicata ma intensa, e per quella forza silenziosa che lascia qualcosa dentro, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
"Controcorrente" non è solo un titolo, ma un invito: a non avere paura di essere autentici, a vivere seguendo il proprio ritmo, anche quando tutti vanno nella direzione opposta.

📖 P.S. Una piccola chicca... Ho acquistato al Salone una copia già autografata dall’autrice, e ora ne sono davvero felice!

lunedì 22 settembre 2025

Immaginate come sarebbe...


Già...
Immaginate il risultato...
Un piccolo stralcio de "Il Sogno",  libro di Roberto Benigni, tratto dallo spettacolo andato in onda quest'anno a Marzo 2025.

venerdì 5 settembre 2025

Recensione - Il Coraggio tra i fiori di ortica di Alessandra Favati


Questo è stato un libro che ho acquistato “al buio”.
Sì, proprio al buio!

Girando tra gli stand del SalTo25, mi sono imbattuta in quello di MdS Editore, che fino ad allora non conoscevo. Lì ho scoperto un’idea curiosa: libri impacchettati, con solo tre aggettivi a descriverli. Ne ho scelti tre e, tra questi, c’era proprio quello di cui vi parlo oggi.

Il libro è "Il coraggio tra i fiori di ortica" ed è scritto da Alessandra Favati, e scopro che è il suo primo romanzo… beh, come inizio promette davvero bene.

È un racconto ambientato a Pisa negli anni ’60, che narra l’infanzia di una bambina cresciuta in una corte popolare, insieme ad altri bambini con cui condivide giochi, povertà, ma anche segreti, silenzi e ferite invisibili.

Quando ho deciso di leggerlo, pensavo che, visto il numero contenuto di pagine e la trama, sarebbe stata una lettura perfetta da ombrellone. 
Non mi aspettavo, invece, di trovarmi di fronte a una storia così intensa.
La scrittrice non parla solo di scorribande e giochi infantili: porta in scena un trauma che colpisce questi bambini con la forza di un pugno allo stomaco, proprio quando meno te lo aspetti.

La sua prosa è delicata, quasi poetica, anche se la vicenda ha ben poco di poetico. 
Con una scrittura pudica e innocente riesce a descrivere emozioni, silenzi e sentimenti con tale intensità da farmi sentire parte di quella corte, accanto ai bambini protagonisti.

È un racconto che parla di crescita e di rinascita, e che fa riflettere su come, a volte, le sofferenze sappiano unire più che dividere.

Non voglio svelarvi nulla della trama, se non ciò che si trova nella breve sintesi iniziale: penso che questa sia una storia che vada letta senza anticipazioni, lasciando al lettore il compito di comprenderla e assimilarla. Vi basti sapere che la consiglio con il cuore.

Il coraggio tra i fiori di ortica è un romanzo che resta dentro per la sua intensità e delicatezza.
È emozionante, perché accompagna in un percorso di liberazione emotiva; resiliente, perché mostra come ci si possa rialzare anche dalle ferite più profonde; e poetico, per la sua capacità di trasformare il silenzio e il dolore in immagini toccanti.

Uomini e topi – John Steinbeck

Ho acquistato questo libro spinta dalle numerose recensioni entusiaste, sia sul romanzo sia sull’autore. Non avevo mai letto nulla di Steinb...