Spesso incontro parole nate in una lingua che custodiscono significati difficili da tradurre.
Mi affascinano perché, nel loro paese, raccontano esattamente ciò che vogliono dire.
Da qui l’idea di una rubrica mensile, semplice come me: piccole curiosità che mi attirano e che voglio condividere con voi.
Inizio da una parola che sento molto mia.
TSUNDOKU (Giappone) – tsùn-dò-ku
Termine giapponese che descrive l’abitudine di accumulare libri non ancora letti, impilandoli su scaffali o comodini in attesa del momento giusto.
Perché la sento mia? Perché è esattamente quello che faccio.
Ultimamente però mi sentivo in colpa: pensavo che comprare tanti libri fosse solo accumulo e che mi avrebbe messo ansia. Poi ho letto un articolo che spiegava il significato di tsundoku con uno sguardo quasi filosofico (e permettetemi: romantico), come solo i giapponesi sanno fare.
Mi piace questa idea: comprare libri e lasciarli in attesa non è uno spreco, ma una promessa di tempo. È come dirsi: “avrò ancora giorni per leggere, e arriverà il momento giusto per ognuno”.
Un po’ come avere una cantina di vini: io ho una cantina di libri. Scelgo quello che mi ispira (anche dalla copertina!), quello di cui si parla bene, o quello che desidero semplicemente tenere in libreria; poi restano lì, finché non arriva il loro momento per essere “gustati”.
Quindi non parliamo di colpa, ma di possibilità: la possibilità di vivere quelle storie quando saremo pronti. Sapere che sono lì ad aspettarci.
E voi, conoscevate questa parola giapponese? Quanti titoli ci sono nel vostro tsundoku oggi?

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