lunedì 12 gennaio 2026

La Filosofia dell'Acqua

 





Qualche tempo fa ho letto "Succede sempre qualcosa di meraviglioso" di Gianluca Gotto, e una delle cose che mi aveva colpita era il riferimento al concetto zen dell’acqua: un’idea semplice, ma profondissima. 
Nel libro, il protagonista fatica ad accettare i cambiamenti e tenta in ogni modo di opporsi al flusso della vita. È allora che il suo maestro gli ricorda che l’acqua è sempre in movimento: non protesta, non si irrigidisce, ma si adatta alle forme che incontra e supera gli ostacoli con naturalezza.

Gli spiega che, quando la vita ci mette davanti un muro, non dobbiamo essere la roccia che si spezza, ma l’acqua che scorre e trova un’altra via.

Una delle immagini più belle, che richiama i principi del taoismo e di Lao Tzu, è questa:

Bisogna essere come l’acqua. Se incontra un ostacolo, scorre. 
Se trova una diga, si ferma. Quando la diga cede, riprende il suo cammino.
In un recipiente quadrato è quadrata, in uno tondo è rotonda.
Nulla è più adattabile dell’acqua, eppure, con la sua costanza, nulla è più forte di lei.

Essere come l’acqua significa accogliere il cambiamento, non opporsi, ma imparare a fluire. 
Significa scorrere insieme alla vita, restare curiosi, lasciarsi sorprendere da ciò che può arrivare.

Nel libro di Gotto c’è una frase che mi ha toccata e che racchiude perfettamente questa filosofia:

“La vita è un fiume. Scorre in una sola direzione, in avanti, e non c’è modo di far scorrere l’acqua indietro.”

Mi ha fatto pensare a tutte le volte in cui resto ferma a guardare indietro, convinta che restando ancorata al passato potrò cambiare il futuro. Ma così facendo rimango immobile: non vivo il presente, non mi adatto, non fluisco. E allora ho capito che devo imparare a essere più acqua e meno roccia.

Per accompagnare questo percorso, ho scelto tre libri che, attraverso le loro storie, ci insegnano l’adattabilità, la fluidità e la verità interiore.


Il fiume maestro: Siddharta di Hermann Hesse

Un grande classico. Siddharta abbandona tutto per cercare la pace interiore e la trova solo quando impara ad ascoltare il fiume. Il fiume diventa il suo maestro: scorre, accoglie, riflette.
Ci insegna la fluidità, il lasciar andare, l’arte di restare in ascolto del flusso della vita.


Il viaggio della rinascita: Succede sempre qualcosa di meraviglioso di Gianluca Gotto

Davide, il protagonista, vede la sua vita cambiare all’improvviso. Scopre che la sofferenza nasce dalla resistenza: più cerchiamo di controllare, più ci allontaniamo dalla serenità.
La sua storia ci ricorda che la felicità arriva quando accettiamo l’imprevedibilità della vita, proprio come un fiume che cambia direzione. Bisogna imparare a lasciar scorrere.


Il mare come guarigione: Il mare del settimo giorno di Orwen

Il romanzo racconta di Owen, che dopo la perdita del padre non riesce a elaborare il suo lutto. Il mare diventa un confine, un passaggio necessario per guarire e accettare.
Un elemento che accompagna i cambiamenti interiori, come un ponte tra due stati dell’essere.


Per concludere, non posso che tornare a Eraclito: “Pánta rheî”, tutto scorre.
Nulla resta identico a sé, tutto cambia, come l’acqua di un fiume.
E forse la nostra serenità nasce proprio da qui: dal coraggio di fluire.

lunedì 5 gennaio 2026

Parole dal mondo – Hygge


Solitamente non amo il freddo e non amo l’inverno; spesso mi rendo conto che, in questo periodo, vado un po’ in letargo.

Mi ritrovo a volte sul mio divano con un tè caldo e una coperta (sempre la stessa, perché guai a chi me la tocca!).

Ho sempre pensato di perdere tempo o di essere troppo pigra, poi ho scoperto l’hygge: l’arte di prendersi del tempo, di pensare a se stessi in relax o di condividere questi momenti con qualcuno a cui vuoi bene.

Il suo significato è "benessere" e nasce nei Paesi nordici come Danimarca e Norvegia.

È ormai diventato un vero e proprio modo di vivere, che dà valore alla semplicità, alla presenza e alla connessione con se stessi e con gli altri.

Come dicevo, è un modo di vivere.

In Danimarca, ad esempio, esiste una parola che definisce un momento di benessere hygge: l'hyggelig (pronunciato più o meno “hùggheli”).

Trovarsi in un posto caldo e accogliente, con luci soffuse, una bevanda calda, seduti su una poltrona con una coperta sulle gambe… ecco, quella è una sensazione hyggelig.

Ma non è solo questo.

I principi fondamentali dell’hygge si possono racchiudere in:

Piacere delle cose semplici: una tazza di tè, una candela accesa, una serata tranquilla.

Atmosfera accogliente: luci soffuse, ambienti caldi, materiali naturali, ordine essenziale.

Condivisione: passare tempo con persone care, conversazioni rilassate, convivialità senza formalità.

Presenza nel momento: rallentare, godersi il “qui e ora”, senza distrazioni digitali.

Autenticità e rispetto: valori centrali della società danese che sostengono la felicità collettiva.

In un periodo storico come questo, dove tutto corre veloce e le aspettative verso noi stessi sono spesso troppo alte, mi piace pensare di potermi fermare un attimo e godermi il momento, da sola o con chi mi fa stare bene, creando momenti semplici e tranquilli che mi rimangono nel cuore e diventano un ricordo hyggelig.

Ovviamente pensare all’hygge può far venire in mente il freddo o l’inverno, ma se penso al clima più caldo mi immagino un tramonto in riva al mare, una passeggiata in montagna vicino a un ruscello, una meditazione con il primo sole del mattino o un prato, una coperta e un buon libro da leggere.

L’hygge è ciò che ci fa stare bene attraverso piccoli e semplici gesti quotidiani, e ci aiuta a rallentare in una società frenetica.

Se volete saperne di più, potete trovare un buon libro (io l’ho letto su Kindle), molto semplice e piacevole: "Hygge. La via danese alla felicità" di Meik Wiking.

E voi, cos’è che crea il vostro momento hyggelig?


 

Uomini e topi – John Steinbeck

Ho acquistato questo libro spinta dalle numerose recensioni entusiaste, sia sul romanzo sia sull’autore. Non avevo mai letto nulla di Steinb...